1980: Feminism or Death
Schocken Books, USA
Traduzione parziale di Ynestra King in New French Feminisms: An Anthology del libro più noto di Françoise, Le Féminisme ou la Mort, in cui usa per la prima volta il neologismo “ecofemminismo”.
Schocken Books, USA
Traduzione parziale di Ynestra King in New French Feminisms: An Anthology del libro più noto di Françoise, Le Féminisme ou la Mort, in cui usa per la prima volta il neologismo “ecofemminismo”.
Éditore Alfehjul, 120 pagine.
Traduzione danese di Merete Aaberg di Les femmes avant le patriarcat, il cui titolo significa qualcosa come Storia della lotta per l’uguaglianza di genere secondo DeepL.
Creando l’ecofemminismo, il genio di Françoise non è stato quello di portare un nuovo concetto: è stato quello di collegarci con una realtà immemorabile, quella delle culture pre-patriarcali della nostra area geografica, che il razionalismo del XV secolo e poi l’umanesimo dell’Illuminismo faranno hanno cercato di sradicarlo nella nostra cultura occidentale, ora in prima linea nella disumanizzazione.
Vincent d’Eaubonne, in préface pour l’édition italienne, 2024
Nel 1980, il numero 20 di Sorcières, les femmes vivent pubblica 6 pagine di Françoise. In esso, l’autrice riassume il suo lungo lavoro per stanare le cause alla radice delle nostre aberrazioni. Il passare del tempo non fa che rafforzare la sua scrittura e, nonostante i richiami antropologici a volte datati, arriva al nocciolo della questione nelle due folgoranti pagine finali.
Françoise d’Eaubonne
Yverdon, Kesselring, 389 pagine.
Libro iniziato dopo la morte in carcere di Ulrike Meinhof, On vous appelait terroristes offre una biografia parziale, romanzata e polifonica dei protagonisti della Rote Armee Fraktion tedesca. Ogni capitolo si concentra sull’esperienza che ognuno di loro ha avuto (alla morte di Katrina, Ulrike Meinhof) del movimento, della sua creazione e dei primi attentati. Françoise d’Eaubonne mette qui in scena la spirale fatale della controviolenza. Mostra come questi giovani attivisti, vicini alla nonviolenza all’inizio del romanzo, giungono gradualmente alla convinzione che la violenza armata sia l’unica risorsa efficace che gli rimane per combattere i crimini di stato.
On vous appelait terroristes è un titolo di denuncia: i “guerriglieri urbani” non sono, secondo d’Eaubonne, “terroristi”, ma militanti della “controviolenza”. (Aurore)
Encre, collection Mémoire des Femmes, 273 pagine. (Riedizione, versione originale pubblicata con il titolo: Je m’appelle Kristine, 1959).
Leggendo il romanzo di Françoise, non può che tornare alla mente Les Mémoires d’Hadrien, l’opera monumentale di Marguerite Yourcenar, apparsa 7 anni prima. E non saranno certo gli indizi trasparenti che ha lasciato a invalidare questa osservazione. Si potrebbe pensare a un’imitazione stilistica, volendosi soffermare su ciò che queste due grandi autrici hanno condiviso: una vera conoscenza dei greci e dei latini.
Conoscenza che Françoise mette al servizio del suo scopo che, sempre, sarà quello di affermare: Donne ! Siate fiere di esserlo! È grazie a questa affermazione che sono stato portato, del tutto naturalmente, dalle letture della mia infanzia a considerare la possibilità che un eroe epico potrebbe anche essere un’eroina.
Con Kristine de Suède, Françoise dipinge una figura storica al culmine della sua potenza. Amica e corrispondente delle più grandi personalità intellettuali e scientifiche del suo secolo, fulcro del Trattato di Vestfalia, avventurosa e combattiva, diplomatica e pacificatrice, la regina Cristina fu senza dubbio una delle figure più importanti dell’Europa del suo tempo. (Vincent)

Titolo originale Contre-Violence ou la résistance à l’Etat, traduzione di Regina Weiss, München: Trikont Verlag, 1978, 149 pagine
Una pubblicazione che, per ragioni di contenuto e di editing, appare tanto dubbia quanto confusa, e che va vista con estrema criticità. Ci limiteremo a tre citazioni.
Nota dell’editore: “Femminismo e “terrore” è un dibattito principalmente all’interno del movimento femminista. In termini di contenuti, non abbiamo lo stesso apprezzamento del testo. Ma siamo tutte dell’idea che i temi trattati debbano trovare uno spazio nella FRG, cosa tutt’altro che scontata dopo i divieti letterari”.
Nota del traduttore: “Per accordo con l’autore, il primo capitolo dell’edizione francese, “La guérilla urbaine”, e l’Appendice 1 di “Reunion des Dissidents” non sono stati tradotti. Abbiamo aggiunto il saggio “Donne, rivoluzione e movimento operaio”, il testo su Rita Brown e, leggermente accorciato, un commento al libro di Peter Brückner “Ulrike Meinhof und die deutschen Verhältnisse”.
Testo di copertina Citazione: “Il testo è completato da una postfazione critica e di sostegno di Evelyn Le Garrec, che spiega perché, a suo avviso, le forme femministe di lotta militarista clandestina, anche per un movimento femminista politicamente critico, non sono difendibili”. (Herbert Kapfer)
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