1966 : Porträt des Genius Honoré de Balzac

Titolo originale Balzac que voici, traduzione di Julia Tardy-Marcus, Bertelsmann Lesering, 1966, 112 pagine

Nel suo saggio biografico, Françoise cita Friedrich Engels che, nell’aprile del 1888, scrisse a Margaret Harkness a proposito di Balzac che le sue simpatie appartenevano “alla classe condannata a morire” e che, tuttavia, aveva imparato più da Balzac “che da tutti gli storici, gli economisti e gli statistici professionisti del tempo messi insieme”.

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1964 : Rêve de feu

Hachette, coll. le rayon fantastique n°124, 238 pagine.

“Prometeo è colpevole? L’inventore del fuoco, che ha dotato l’umanità della sua migliore difesa, l’ha forse precipitata sulla china fatale della guerra atomica e poi della guerra cosmica?”

In una Parigi tecno-fascista del terzo millennio, una ragazza sogna troppo. E si ritrova, in stato di sonno catalettico, proiettata in un tribunale di un futuro molto lontano dove i partecipanti presenti, terrorizzati, sanno che sta per arrivare la fine dell’Universo. Si tratta quindi di processare il fuoco e il suo scopritore (Prometeo), nostro lontano antenato prima della Storia.

Si susseguono alla sbarra un guerriero celtico dell’epoca precristiana, un ribelle che seguì Spartaco, un giovane Leonardo da Vinci… Tutti condannano il Fuoco che ha reso la loro vita un Inferno. Solo la nostra eroina lo difenderà…

Rêve de Feu può essere letto come una bozza di Je ne suis pas née pour mourir. Il sonno che permette di attraversare le epoche e i secoli incarnati consente a Françoise di tracciare un quadro molto cupo della nostra specie, con tutti i temi principali che ritroveremo nei suoi saggi e romanzi del decennio a venire.

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