1983 : À la limite des ténèbres

Parigi, Encre, 278 pagine.

“Sono un assassino. Più che un assassino: un demone, un animale feroce, un essere che trae la sua vita solo dal sangue degli altri, come i vampiri… Ho ucciso ventisette persone, la maggior parte donne; sempre al buio, al crepuscolo”. Queste sono le parole dell’eroe condannato di uno dei più incredibili gialli degli annali del crimine.

Françoise d’Eaubonne si è sforzata di dipingere l’intima tragedia di questo personaggio schizofrenico, l’evoluzione tra genio e follia delle forze oscure del disordine mentale. Finirà per esaurire la propria violenza e diventare, amaramente, spettatore del suo delirio.

(quarta di copertina)

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1971 : Drôle de meurtre

Con lo pseudonimo di Nadine de Longueval.

Questo romanzo è molto vicino, dal punto di vista tematico e psicologico, a The Yellow Wallpaper per molti aspetti. La protagonista del libro, Judith, che scrive il quaderno trovato dalla figlia nei capitoli iniziali, viene usata dagli uomini per soddisfare i loro desideri e perde ogni potere quando sposa un uomo che non ha alcun interesse per lei se non per la sua fortuna milionaria: Nessun contatto emotivo, nessun hobby, nessun bon mots, solo una protagonista con suoceri che le danno sui nervi, un marito che parla solo di sé e del suo romanzo che immaginiamo non verrà mai pubblicato, che la interrompe in continuazione, non la lascia mai parlare e la scredita in ogni occasione, umiliandola a volte e facendosi servire da lei in continuazione.

Nel corso del libro, la vediamo sprofondare gradualmente nella depressione e nella follia, con tutte le sue speranze che si sgretolano una dopo l’altra. Non sorprende quindi che la società (e sua figlia prima di conoscerla) la consideri pazza, dato che non riesce a esprimersi, non riesce a essere felice ed è costantemente attaccata da tutto ciò che la circonda, il cui unico rifugio è un cagnolino.

Nel romanzo, d’Eaubonne si preoccupa di spiegare cosa si nasconde dietro la “follia” di una donna vista con gli occhi degli altri, che può finalmente raccontare la sua storia senza un occhio esterno o un marito che cerchi di spiegare il suo comportamento. It’s an extremely fine psychological exploration, taking us into the daily life of a woman deprived of everything, but above all of the recognition of her existence, forced to live for others and even as a bargaining chip. Anche se finisce per essere un po’ una storia d’amore eterosessuale (il genere della raccolta obbliga) poco prima dell’ultimo capitolo, tutto è credibile, finemente descritto e giustificato.

L’ultimo paragrafo del libro è magnifico, a mio avviso, perché segna la ripresa del racconto da parte della figlia, sia come modo di inscrivere la storia nella propria, come eredità, ma anche come memoria, con l’obiettivo di riabilitare, far emergere, far uscire dallo sguardo la storia di una donna e, in definitiva, con la giustizia per tutti i torti commessi nei suoi confronti.

Nicolas Lontel

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1963 : Bonne nuit, cher prince

Paris, Buchet-Chastel, 278 pages.

“Scrittore (in mancanza di una parola migliore) con un gusto particolare per l’amore, Nathan sceglie di trasporsi in un personaggio femminile per parlare delle sue ossessioni.

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Questo è un romanzo a doppio fondo, un gioco di specchi in cui una persona passa senza sosta dalla vita al sogno e dalla letteratura alla realtà. L’autrice di Je voulais être une femme ha senza dubbio superato se stessa in audacia e persino brutalità, ma soprattutto in pathos. ” (4a di copertina)

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1960 : Le Temps d’apprendre à vivre

Parigi, Albin Michel, 377 pagine.

In questo romanzo tagliente, le illusioni dell’amore si intrecciano con gli orrori del secolo che hanno segnato Françoise: i campi di concentramento, i Rosenberg (mi ha dato il loro secondo nome, Julius, in loro memoria), le lotte politiche nella Parigi di quegli anni.

È anche la storia dell’emancipazione di una donna che ha lasciato, per non tornare mai più, il suo piccolo campo di concentramento personale e portatile chiamato amore, per dedicarsi alla pittura o alla scrittura, lasciando a lei la scelta.

Anche in questo caso, c’è molto della storia di Françoise. Questo libro, come molti altri, fa parte del lavoro di una vita.

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1959 : J’irai cracher sur vos tombes

Parigi, Éditions Seghers, 220 pagine.

Nel 1946 era stato pubblicato da Éditions du Scorpion un libro di Vernon Sullivan con titolo. Ritenuto scandaloso, fu poi oggetto di una querela intentata dal Cartel d’action sociale et morale, che portò alla rivelazione del suo vero autore, Boris Vian. Vian sarà condannato a 15 giorni di carcere, subito graziato, per oltraggio alla moralità. Pochi giorni prima della sua morte, Françoise gli diede il permesso di scrivere una nuova versione del suo romanzo con lo stesso titolo. Il sapore scandaloso del romanzo e il gusto per i thriller americani dell’epoca ne fecero un successo letterario. (Vincent)

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