Parigi, Albin Michel, 377 pagine.
In questo romanzo tagliente, le illusioni dell’amore si intrecciano con gli orrori del secolo che hanno segnato Françoise: i campi di concentramento, i Rosenberg (mi ha dato il loro secondo nome, Julius, in loro memoria), le lotte politiche nella Parigi di quegli anni.
È anche la storia dell’emancipazione di una donna che ha lasciato, per non tornare mai più, il suo piccolo campo di concentramento personale e portatile chiamato amore, per dedicarsi alla pittura o alla scrittura, lasciando a lei la scelta.
Anche in questo caso, c’è molto della storia di Françoise. Questo libro, come molti altri, fa parte del lavoro di una vita.