1963 : Balzac que voici

Paris, Les Editions du Sud, 345 pages

Questo romanzo biografico inizia con un’introduzione di 3 pagine, Il XIX secolo e il trionfo della borghesia, che si conclude con quanto segue:

“Certo, dal 1830 ai primi decenni del nostro Novecento, questa è stata l’età dell’oro della borghesia, con quello spiacevole incubo della Comune, disperato tentativo della classe “posseduta” di scrollarsi di dosso il suo giogo; questa è stata l’epoca, di cui la nostra ha conservato tanta nostalgia nel cuore delle sue classi medie, in cui il franco era saldo come una roccia, e di conseguenza la morale patriarcale era severa, prudente e rigida. Dove il fiorellino blu viene coltivato tanto più che l’oro si ottiene a prezzo di sudore e sangue…”.

“Un tono vivace e coinvolgente… Un libro ricco di aneddoti.” (Nouvelles littéraires)

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1963 : La Vie de Franz Liszt

Parigi, Éditions du Sud, Albin Michel, 335 pagine

“Così come l’espansione giacobina e napoleonica aveva teso a liberare i popoli prima di dare loro una nuova disciplina, la Scuola dei Cinque spezzò le catene con cui la tirannia italiana e classica aveva appesantito il regno della musica; in questo senso Balakirev e i suoi satelliti, Borodin, Mussorgsky, César Cui, Rimsky-Korsakov erano gli eredi… del francese Berlioz e dell’ungherese francesizzato Franz Lizt. Il primo era morto: il secondo riconosceva il suo. …

…Franz Lizt rappresenta la seconda generazione del Romanticismo musicale. …La libertà di interpretazione, eredità dell’individualismo romantico del XIX secolo, è una conquista dovuta a Lizt e a lui solo. “

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1960 : La Vie passionnée de Verlaine

Parigi, Seghers, 349 pagine.

” 1896 ; un dur hiver noircit les vitres de Paris ; la neige a couvert les trottoirs d’un drap épais, puis a fondu ; on attend à nouveau qu’elle tombe. Chaque bec de gaz crache sa flamme jaune au cœur d’une plume de paon, irisation des gouttelettes de la brume.

Rue Descartes, au carreau d’un garni, un papillon rouge vacille, tremble et rouvre ses ailes ; c’est une lampe à pétrole dont la mèche noircissante va mourir. Le vieux malade est tombé sur le carrelage ébréché. Sa chemise de nuit, crasseuse, est remontée sur ses cuisses comme sur le dessin de Daumier Les Massacres de la rue Transnonnain. Il grogne et gémit ; il jure. Une de ses jambes, énorme et raide, a la couleur bleue d’une seule monstrueuse ecchymose. Il halète. Il griffe les carreaux avec ses ongles. Il crie : «Eugénie ! » Il se tait. Son souffle bruyant accompagne l’agonie de la lampe. Un fiacre qui passe ébranle les vitres de la maison et un chant d’ivrogne tourne le coin de la rue, vacille, puis disparaît.

Il est étendu par terre, dans sa chemise sale, avec son crâne chauve et sa barbe emmêlée, et il pousse encore quelques jurons; puis il gémit comme un enfant qui rêve : «Philomène… » Il se tait. “

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” Entre les mains qui le bordent et resserrent les couvertures autour de lui, le vieux se sent filer, tomber dans un trou immense ; une brèche de lumière s’ouvre à travers cette nuit : c’est le pâle soleil de Metz sur les vertes esplanades, à l’heure où sonne la diane étouffée des casernes ; la nuit va descendre, et le petit Paul tend son front ravi aux lèvres de la plus belle des femmes :

—Bonsoir, maman, dit-il. “

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1959 : Je m’appelle Kristine

Parigi, Éditions Albin Michel, 285 pagine. Riedizione intitolataMoi, Kristine, reine de Suède, 1979

Leggendo il romanzo di Françoise, non può che tornare alla mente Les Mémoires d’Hadrien, l’opera monumentale di Marguerite Yourcenar, apparsa 7 anni prima. E non saranno certo gli indizi trasparenti che ha lasciato a invalidare questa osservazione. Si potrebbe pensare a un’imitazione stilistica, volendosi soffermare su ciò che queste due grandi autrici hanno condiviso: una vera conoscenza dei greci e dei latini.

Conoscenza che Françoise mette al servizio del suo scopo che, sempre, sarà quello di affermare: Donne, siate orgogliose di esserlo! È grazie a questa affermazione che sono stato portato, del tutto naturalmente, dalle letture della mia infanzia a considerare la possibilità che un eroe epico potrebbe anche essere un’eroina.

Con Kristine de Suède, Françoise dipinge una figura storica al culmine della sua potenza. Amica e corrispondente delle più grandi personalità intellettuali e scientifiche del suo secolo, fulcro del Trattato di Vestfalia, avventurosa e combattiva, diplomatica e pacificatrice, la regina Cristina fu senza dubbio una delle figure più importanti dell’Europa del suo tempo. (Vincent)

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1956 : La Vie passionnée d’Arthur Rimbaud

In questo libro, Françoise mostra non solo il poeta, ma soprattutto l’uomo Rimbaud in tutti gli alti e bassi della sua vita, con i suoi vizi e le sue eruzioni di carattere. Il genio di Rimbaud traspare, con il suo temperamento eruttivo, la sua assoluta fedeltà a se stesso, la sua derisione di ogni morale borghese, e la sua trasformazione da poeta a puro mercante, interessato solo a fare soldi in Abissinia come commerciante di armi.

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1944 : Le Cœur de Watteau

Éditions Julliard, 354 pagine.

Scritto tra il 1942 e il 1943, questo romanzo è un susseguirsi di immagini dettagliate e dialoghi vivaci. La miseria dei tempi che Françoise attraversa come meglio può trova eco nelle sue descrizioni della vita del popolo sotto Luigi XIV. Un intero mondo di artigiani, negozianti e soldati di rango prende vita nelle pagine, sullo sfondo della vita e dei dipinti di Antoine Watteau. Anche le donne sono ben rappresentate, soprattutto Morena, che incarna l’indipendenza duramente conquistata e preservata. Questo romanzo, con la sua struttura ben costruita e padroneggiata, è sorprendentemente maturo per un’autrice di 22 anni. (Vincent)

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