1979 : Moi, Kristine, reine de Suède

Encre, collection Mémoire des Femmes, 273 pagine. (Riedizione, versione originale pubblicata con il titolo: Je m’appelle Kristine, 1959).

Leggendo il romanzo di Françoise, non può che tornare alla mente Les Mémoires d’Hadrien, l’opera monumentale di Marguerite Yourcenar, apparsa 7 anni prima. E non saranno certo gli indizi trasparenti che ha lasciato a invalidare questa osservazione. Si potrebbe pensare a un’imitazione stilistica, volendosi soffermare su ciò che queste due grandi autrici hanno condiviso: una vera conoscenza dei greci e dei latini.

Conoscenza che Françoise mette al servizio del suo scopo che, sempre, sarà quello di affermare: Donne ! Siate fiere di esserlo! È grazie a questa affermazione che sono stato portato, del tutto naturalmente, dalle letture della mia infanzia a considerare la possibilità che un eroe epico potrebbe anche essere un’eroina.

Con Kristine de Suède, Françoise dipinge una figura storica al culmine della sua potenza. Amica e corrispondente delle più grandi personalità intellettuali e scientifiche del suo secolo, fulcro del Trattato di Vestfalia, avventurosa e combattiva, diplomatica e pacificatrice, la regina Cristina fu senza dubbio una delle figure più importanti dell’Europa del suo tempo. (Vincent)

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1978 : Contre-violence ou la Résistance à l’État

Parigi, Éditions tierce, 96 pagine.

Contre-violence è un’opera eclettica e veloce che combina poesie, testi politici, articoli pubblicati in riviste femministe, lettere aperte, collage di giornali, volantini, ecc. In questo saggio, Françoise d’Eaubonne rifiuta di condannare a priori l’uso della violenza per motivi morali, il che le permette di considerare l’ampio spettro della violenza e le sue conseguenze senza dogmatismi.

Non conclude con una posizione di compromesso, fedele a se stessa, ma invoca il rispetto reciproco per le scelte tattiche e strategiche. Avendo sperimentato e messo in atto atti di controviolenza, e conoscendone il costo, è spinta da una preoccupazione etica per l’uso della violenza. Favorevole a una controviolenza che non aggredisca i vivi, vigila anche sulla violenza contenuta, affinché questa non si trasformi mai in vendetta, sfogo individuale, godimento e, in fine, presa di potere; affinché “il potere delle donne diventi non potere”, sempre al servizio della diversità e del molteplice. (Pauline)

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1978 : Écologie/Féminisme – Révolution ou mutation ?

Parigi, A.T.P., 224 pagine.

Écologie/féminisme : révolution ou mutation ? riprende le principali tesi ecofemministe che Françoise d’Eaubonne ha sviluppato dall’inizio degli anni ’70, per portarle a un punto di incandescenza in questo libro dal tono largamente profetico e apocalittico. Esprime la sua convinzione che sia inutile continuare a pensare al futuro alla luce di analisi politiche erose: l’immaginario rivoluzionario ha mostrato i suoi difetti, dalla storia della Rivoluzione francese a quella del socialismo. Dopo il 1972, afferma che dobbiamo passare a un immaginario mutazionale: deve cambiare tutto. Poiché il patriarcato è, secondo lei, la prima causa storica di tutte le disfunzioni sociali e ambientali, l’ideologia “maschile” è un’ideologia sfruttatrice e devastatrice, il femminismo e la lotta ecologica rappresentano gli ultimi baluardi contro l’apocalisse ambientale che si sta preparando. (Aurore)

riemesso sotto :
– D’EAUBONNE, Françoise. Écologie et Féminisme : révolution ou mutation ?. Libre & Solidaire, maggio 2018, 236 pagine.

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