1966 : Une femme témoin de son siècle – Germaine de Staël

Parigi, Flammarion, 283 pagine.

Nella prefazione a Histoire de l’art et lutte des sexes, Fabienne Dumont sottolinea la ricchezza degli aneddoti storici che accompagnano i ritratti di Madame Récamier realizzati da David e Ingres. Non c’è dubbio che Françoise si sia basata sulla documentazione raccolta nel decennio precedente per la sua Germaine de Staël.

La vicinanza, se non addirittura la familiarità, di Françoise con i personaggi e l’epoca è sorprendente e dà l’impressione che lei non sia una storica e una biografa, ma piuttosto una contemporanea e una vicina di casa.

Perché non aveva dimenticato l’accoglienza riservata da Napoleone ad alcune delle sue prozie. Portandogli documenti importanti dall’Ile de France, da dove erano state costrette ad esiliarsi, poiché diventata Mauritius dopo la conquista inglese, avevano chiesto uno scambio, un sussidio per creare una scuola femminile. Ciò non piacque affatto al despota che, professando che «la donna appartiene all’uomo come l’albero da frutto appartiene al giardiniere», considerava quindi perniciosa qualsiasi istruzione femminile che potesse distogliere dal ruolo assegnato, rifiutando la richiesta.

È con uno stile rumoroso e furioso, proprio come la vita di Germaine de Staël, che Françoise ci racconta il suo destino. La figlia di Necker, la più grande scrittrice dell’inizio del XIX secolo, che l’Imperatore detestava, non si è mai piegata davanti a lui, pagandone il prezzo. Il ritratto è ricco, sfumato e sapiente, senza mai cadere nell’agiografia, ma restituendole il suo posto nella letteratura e nella politica, proprio come fece per Cristina di Svezia: una delle prime, poiché salvò Talleyrand (che si affrettò a tradirla), ottenne concessioni dall’inflessibile Fouché e ebbe l’attenzione dei più grandi principi europei, producendo un’opera che stupirà per la sua intelligenza Hugo, Chateaubriant e tanti altri.

Ecco perché il titolo non mi sembra del tutto appropriato: più che testimone del suo secolo, ne fu un’attrice di primo piano, arrivando persino a ispirare una coalizione antinapoleonica degli Stati del Nord Europa. E il Corso non si era sbagliato: facendola sorvegliare giorno e notte, era in grado di recitare il suo programma mentre combatteva le sue battaglie dall’altra parte dell’Europa.

Rimane un ultimo interrogativo: perché questo genio politico e filosofico non è stato inserito nel programma dei miei studi, ingombro di tante penne di ben minore importanza?

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1964 : Rêve de feu

Hachette, coll. le rayon fantastique n°124, 238 pagine.

“Prometeo è colpevole? L’inventore del fuoco, che ha dotato l’umanità della sua migliore difesa, l’ha forse precipitata sulla china fatale della guerra atomica e poi della guerra cosmica?”

In una Parigi tecno-fascista del terzo millennio, una ragazza sogna troppo. E si ritrova, in stato di sonno catalettico, proiettata in un tribunale di un futuro molto lontano dove i partecipanti presenti, terrorizzati, sanno che sta per arrivare la fine dell’Universo. Si tratta quindi di processare il fuoco e il suo scopritore (Prometeo), nostro lontano antenato prima della Storia.

Si susseguono alla sbarra un guerriero celtico dell’epoca precristiana, un ribelle che seguì Spartaco, un giovane Leonardo da Vinci… Tutti condannano il Fuoco che ha reso la loro vita un Inferno. Solo la nostra eroina lo difenderà…

Rêve de Feu può essere letto come una bozza di Je ne suis pas née pour mourir. Il sonno che permette di attraversare le epoche e i secoli incarnati consente a Françoise di tracciare un quadro molto cupo della nostra specie, con tutti i temi principali che ritroveremo nei suoi saggi e romanzi del decennio a venire.

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