
Parigi, Flammarion, 283 pagine.
Nella prefazione a Histoire de l’art et lutte des sexes, Fabienne Dumont sottolinea la ricchezza degli aneddoti storici che accompagnano i ritratti di Madame Récamier realizzati da David e Ingres. Non c’è dubbio che Françoise si sia basata sulla documentazione raccolta nel decennio precedente per la sua Germaine de Staël.
La vicinanza, se non addirittura la familiarità, di Françoise con i personaggi e l’epoca è sorprendente e dà l’impressione che lei non sia una storica e una biografa, ma piuttosto una contemporanea e una vicina di casa.
Perché non aveva dimenticato l’accoglienza riservata da Napoleone ad alcune delle sue prozie. Portandogli documenti importanti dall’Ile de France, da dove erano state costrette ad esiliarsi, poiché diventata Mauritius dopo la conquista inglese, avevano chiesto uno scambio, un sussidio per creare una scuola femminile. Ciò non piacque affatto al despota che, professando che «la donna appartiene all’uomo come l’albero da frutto appartiene al giardiniere», considerava quindi perniciosa qualsiasi istruzione femminile che potesse distogliere dal ruolo assegnato, rifiutando la richiesta.
È con uno stile rumoroso e furioso, proprio come la vita di Germaine de Staël, che Françoise ci racconta il suo destino. La figlia di Necker, la più grande scrittrice dell’inizio del XIX secolo, che l’Imperatore detestava, non si è mai piegata davanti a lui, pagandone il prezzo. Il ritratto è ricco, sfumato e sapiente, senza mai cadere nell’agiografia, ma restituendole il suo posto nella letteratura e nella politica, proprio come fece per Cristina di Svezia: una delle prime, poiché salvò Talleyrand (che si affrettò a tradirla), ottenne concessioni dall’inflessibile Fouché e ebbe l’attenzione dei più grandi principi europei, producendo un’opera che stupirà per la sua intelligenza Hugo, Chateaubriant e tanti altri.
Ecco perché il titolo non mi sembra del tutto appropriato: più che testimone del suo secolo, ne fu un’attrice di primo piano, arrivando persino a ispirare una coalizione antinapoleonica degli Stati del Nord Europa. E il Corso non si era sbagliato: facendola sorvegliare giorno e notte, era in grado di recitare il suo programma mentre combatteva le sue battaglie dall’altra parte dell’Europa.
Rimane un ultimo interrogativo: perché questo genio politico e filosofico non è stato inserito nel programma dei miei studi, ingombro di tante penne di ben minore importanza?